Cortometraggi

 

VENERDÌ 4 MARZO 2011

CORTOMETRAGGI

Il nuovo cortometraggio: “Come qualsiasi altra cosa”
È partito anche quest’anno il progetto volto alla realizzazione di un cortometraggio, i cui protagonisti sono gli studenti del Polo 3 di Fano.
Oltre trenta sono i ragazzi che hanno aderito da tutti gli Istituti del Polo e che si incontrano il venerdì pomeriggio, presso il Liceo Artistico “Apolloni” per conoscere e praticare la realtà cinematografica.
Nell’ottica di proseguire il percorso di conoscenza di questo mezzo espressivo, iniziato lo scorso anno scolastico(foto allegate), il progetto si arricchisce di contenuti e spunti di riflessione per gli studenti, attraverso il dialogo tra il mondo del teatro e quello del cinema.
Il punto di partenza per la stesura della sceneggiatura e per la costruzione laboratoriale dei personaggi è costituito infatti da un classico del teatro greco: l’ “Orestea” di Eschilo, la cui ultima parte è dedicata alle Erinni, mostruose dee di antica generazione preposte alla vendetta dei crimini commessi contro i consanguinei.
La sceneggiatura dal sapore noir, calata in una attuale realtà di efferatezza familiare, è stata scritta da Marco La Ferrara, ex studente del Liceo Artistico “Apolloni”, diplomato lo scorso anno scolastico, che si inserisce nel progetto come regista ed esperto esterno, sotto la guida della prof.ssa Erica Girolimetti e del prof. Mauro Del Bene.
Alla domanda: «Come mai hai deciso di iscriverti anche quest’anno al laboratorio-cortometraggio?» gli studenti rispondono:
«L’anno scorso è stata un’esperienza divertente e diversa dalle solite» (Anastasia Sokolenko, III A). «Ci ha fatto crescere, permettendoci di conoscere da vicino il linguaggio cinematografico» (Mohamad El Merhabi, III A).
«Il nostro modo di vedere i film adesso è diverso, perché conosciamo il lavoro che c’è dietro!» (Flavia Cela, III A)

La Giustizia

RIFLESSIONI CONTEMPORANEE SULL’ANTICO TEMA DELLA GIUSTIZIA
In questi ultimi mesi, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia e in relazione alle notizie giornalistiche, si fa un gran parlare di giustizia e legalità.
Il Liceo Artistico “Apolloni”, in questo anno scolastico, quasi senza considerare, se non indirettamente, le vicende e ricorrenze che si pubblicizzano ogni giorno, si è spinto in una riflessione sulla giustizia, attraverso il linguaggio cinematografico. Da novembre gli studenti che partecipano al progetto stanno lavorando per realizzare un cortometraggio che evoca e mette in scena le Erinni greche, divinità di antica generazione preposte alla vendetta dei crimini contro i consanguinei. Figure raccapriccianti che tuttavia affascinano, offrendo un solleticante lavoro estetico.
L’Orestea di Eschilo è la fonte più generosa di informazioni per avvicinarsi a queste creature rabbiose. La loro sconfitta segna la nascita della giustizia moderna, e andrebbe festeggiata col giubilo, che ha accompagnato l’opera, ma solleva al giorno d’oggi molte perplessità sull’amministrazione della legge, nella quale si rischia di perdere la fiducia.
Il cortometraggio preleva le Erinni dal torpore mitologico per inserirle in una vicenda di violenza domestica contemporanea, giustificate dal sapore onirico, che confonde  il piano della realtà con quello dell’immaginazione . La sceneggiatura presenta due storie parallele con un punto di contatto.
Da un lato c’è la storia di Ettore, un padre che ha violentato la figlia Emma, che si è poi suicidata. Dall’altro troviamo Guido, un giovane ragazzo che percepisce lo spirito di Emma, senza averla mai conosciuta. Più Guido conosce Emma e si innamora di lei, più il padre si allontana dalla vita, autodistruggendosi in una prassi abitudinaria, fatta di alcool e televisione.
Le Erinni, oltre che giustiziere, incarnano anche il rimorso del colpevole e questo ruolo ha voluto assegnar loro il regista Marco La Ferrara, ex alunno dell’“Apolloni”, ponendole in un’interazione allucinata con la figura del padre Ettore. Queste dèe lorde di sangue gli riempiono il bicchiere, si insinuano nella sua mente per sfibrarla , lo bramano come olocausto.
Forse oggi il mito delle Erinni ci affascina perché diffonde un potere consolatorio. Sì, perché dietro alla crudeltà, c’è la certezza divina della punizione contro chi è macchiato dalla colpa, nel momento in cui dicono: «Perfette giustiziere ci stimiamo:/ chi può mostrare mani caste/ la nostra rabbia non sfiora/ e senza danno varca sua stagione». E oggi invece viene condannato chi è davvero colpevole? Viene assolto davvero l’innocente?
Sono domande che tutti si rivolgono e sulle quali si sprecano luoghi comuni rassegnati e potenti.
Fa un certo effetto leggere in questa tragedia del 458 a.C. passi come: «Ecco, le nuove leggi! È la fine,/ se prevale il diritto al crimine/ che questo matricida incarna!/ Ormai, questo delitto spingerà l’uomo al colpo di mano../ Quante mani di figli, alte a ferire/ madri e padri, nel tempo che viene!/Questa la realtà. Dovete aspettarvelo[...] Ammazzi chi vuole.».
I ragazzi di oggi si misurano con tematiche così truci quotidianamente, non devono e non possono subirle passivamente, piuttosto devono osservare criticamente ciò che succede per non lasciarsi soffocare dalla paura, devono poter sperare in una condizione migliore da costruire! E per far questo il mezzo più potente è l’amore che unisce le persone, quello in cui credono Emma e Guido, anche se dovesse essere un sogno.
La tragedia: Orestea di Eschilo
Eschilo, nella terza parte dell’OresteaLe Eumenidi, ci racconta il primo processo della storia, che vede protagonista Oreste, colpevole di aver ucciso la madre Clitennestra. Il matricidio è avvenuto per vendicare la morte del padre, su indicazione di Apollo, divinità di nuova generazione. Secondo la legge antica, Oreste, essendosi macchiato di un delitto contro un consanguineo, doveva essere perseguitato fino alla morte o alla pazzia dalle Erinni. Apollo però, che aveva sollecitato lo stesso delitto, prende le difese dell’assassino. C’è un conflitto tra divinità; da una parte le Erinni che accusano l’assassino e vorrebbero esercitare il loro ruolo di vendicatrici, dall’altra Apollo che diventa avvocato di Oreste e chiede l’assoluzione dell’assistito in quanto avrebbe già espiato a causa del suo dolore. È un processo vero e proprio, il primo della storia, che segna la nascita della giustizia moderna. Giudice del processo è Atena, dea della giustizia, che seleziona i migliori cittadini di Atene per votare il verdetto. Gli ateniesi chiamati in causa sono per metà dalla parte di Oreste e per l’altra metà dalla parte delle Erinni, quindi spetta ad Atena il voto definitivo. Poiché Atena non è cresciuta in un grembo materno, ma nella testa del padre degli dèi, ritiene meno grave l’uccisione della madre da parte del figlio piuttosto che l’assassinio del marito per opera della moglie.

 

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